“Il mago di Oz” è una favola che amavo molto quando ero bambina”, racconta Tiziana Valsecchi, fondatrice dell’Associazione di volontariato Nella Casa di Dorothy, “perché ci insegna che ognuno di noi, come il leone, l'uomo di latta, e lo spaventapasseri, ha in sè tutto ciò che cerca. Basta guardare nelle stanze della nostra anima per trovare il coraggio, l'intelligenza e il cuore necessari per affrontare qualsiasi battaglia”. La battaglia di Tiziana, e di tantissimi altri genitori, è quella contro un gigante talvolta muto, cieco e sordo: l’autismo. Considerato un disturbo permanente del neurosviluppo che compromette l'interazione sociale e crea un deficit alla comunicazione, l’autismo porta l’individuo ad avere difficili rapporti con il mondo esterno, a sviluppare fin dalla più tenera età comportamenti ripetitivi che limitano drasticamente il campo degli interessi, ad avere difficoltà nell’adattamento sociale, fino a compromettere l’autonomia nella vita adulta. Il sogno di Tiziana, condiviso con centinaia di altre madri e padri, è quello di garantire al proprio figlio affetto da un disturbo dello spettro autistico un futuro, concreto e solido, per affrontare con serenità il momento del “dopodinoi”. Una casa, quindi, che è rifugio e riparo, nonce struttura essenziale di una quotidianità famigliare.

Il film di Francesco A. Mondini parte da qui: da un vecchio cascinale che aspetta di essere ristrutturato e di tornare a nuova vita grazie a Dorothy che, con coraggio, cuore e intelligenza inizia a trasformarla. Muri e stanze si preparano ad accogliere sorrisi, silenzi, parole, grida, passioni, lacrime, colazioni abbondanti, sonate di pianoforte. Persone, Vite. L’edificio diventerà presto un luogo capace di accogliere le storie di chi, la propria storia, non la sa raccontare se non con un codice molto difficile da decifrare.
 Pensato per dar voce a questo progetto, il documentario Nella casa di Dorothy raccoglie con delicatezza le storie dei protagonisti. A partire da Tiziana Valsecchi, la tenace mamma di Morgana, che per prima ha messo in piedi un gruppo di auto-aiuto per genitori e che oggi crede fermamente nel suo sogno. Poi i bambini, ovvero Morgana, Samuele, Isabella, Musta, seguiti dal regista nelle situazioni che più li rendono felici e rivelano i loro talenti. Grazie alla preziosa collaborazione delle famiglie che hanno aperto le porte della propria intimità domestica, vediamo i bambini a contatto con le proprie passioni, quegli “interessi speciali” che per chi vive la condizione dell’autismo diventano spesso totalizzanti. Per qualcuno è la musica, per un altro gli aerei, o una bicicletta speciale che li fa sentire liberi: attraverso essi i bambini rivelano un’energia spiazzante e luminosa che permette alle famiglie di aprire con loro un prezioso canale di comunicazione affettiva. Bambini e ragazzi che, crescendo, aspettano inconsapevolmente il momento nel quale potranno occupare la propria stanza nella Casa di Dorothy
 Il documentario, girato tra Bologna, Cremona e Bergamo, ha dunque un duplice scopo: far conoscere l’attività dell’associazione che ha sede a Brembate di Sopra, e raccogliere fondi affinchè il sogno di una vera casa per questi ragazzi possa diventare realtà.

SCHEDA

Anno: 2020

Genere: Drammatico

Durata: 48 min.

Regia: Francesco A. Mondini

Produzione: OpheliasFlowers

CAST

Lara Sak, Tiziana Valsecchi

 

Soggetto e regia: Francesco Mondini
Assistente alla regia: Noa Zatta
DOP e operatore di camera: Francesco Mazzola Fonico di presa diretta e operatore audio post produzione: Daniele Macchini

Post produzione e color correction: Tommaso Zambelli
Fotografo di scena: Cristina Pergolini
Make up artist: Sofia Canali
Musiche: Nik Morini Project, featuring Noa Zatta

il film

 

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Musiche: Nik Morini Project, featuring Noa Zatta

La battaglia di Tiziana, è quella contro un gigante talvolta muto, cieco e sordo: l’autismo. Il suo sogno, condiviso con centinaia di altri genitori, è quello di garantire al proprio figlio affetto da questo disturbo un futuro, concreto e solido, per affrontare con serenità il momento del “dopodinoi”. Una casa, quindi, che è rifugio e riparo.

Il film parte da qui: da un vecchio cascinale che aspetta di essere ristrutturato e di tornare a nuova vita grazie a Dorothy che, con coraggio, cuore e intelligenza inizia a trasformarla. Muri e stanze si preparano ad accogliere sorrisi, silenzi, parole, grida, passioni, lacrime, colazioni abbondanti, sonate di pianoforte. Persone, Vite. L’edificio diventerà un luogo capace di accogliere le storie di chi, la propria storia, non la sa raccontare se non con un codice molto difficile da decifrare.

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